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Programma


Programma Genova 2011
Loro la crisi, noi la speranza

Piantina percorso manifestazione di sabato 23 luglio

Haidi Gaggio Giuliani invita tutti/e a Genova per il decennale del G8

Assemblea nazionale – Genova, 14 maggio 2011

L’appuntamento è per sabato 14 maggio dalle ore 9,30 alle ore 16,30, presso il Circolo ricreativo Cap, in via Albertazzi 1/r
All’ OdG:
– proposte per iniziative collettive;
– eventuale quota  iscrizione Associazioni partecipanti;
– eventuale contributo individuale

COME RAGGIUNGERE IL CIRCOLO AUTORITA’ PORTUALE

Dalla Stazione FS di Genova Principe

in autobus: alla fermata antistante la stazione (solo direzione ovest) autobus n. 20, scendere alla fermata Buozzi 2 Metrò Dinegro => (a piedi) => attraversare al primo semaforo in direzione Terminal Traghetti => proseguire lungo via Milano tenendosi sulla sinistra => al primo semaforo (altezza Caserma Vigili del Fuoco) attraversare => via Albertazzi;

In auto

Uscita autostradale Genova Ovest, seguire direzione Porto-Centro Città (no sopraelevata !!!). Tenersi sulla destra e seguire la strada lungo quella che viene chiamata “elicoidale” (un curvone a destra di 360°). Al semaforo si prosegue dritto, tenendosi sempre sulla destra e si imbocca (evitando la discesa che porta al sottopasso di ingresso al porto) una strada laterale con indicazioni per il Centro Commerciale: via Albertazzi. Cercare parcheggio dal semaforo in poi.

Genova G8, la Cassandra del decennale

Peacereporter – 20 luglio 2010
Angelo Miotto
Genova. Una assemblea pubblica per decidere il programma per il 2011, decennale dei fatti del G8

Museo Sant’Agostino, Genova. Il cielo è terso, il caldo secco accoglie una cinquantina di esponenti di movimenti sociali e di associazioni che da nove anni chiedono giustizia e riconoscimento dei diritti. Oltre a perpetuare l’esercizio nobile della memoria. Il tema di questa mattina genovese, 20 di luglio, è dedicato all’anno che verrà, quando il 2011 sancirà il primo decennale dai fatti di Genova. Si lavora su possibili canovacci che rievochino le tematiche e lo spirito di quel Social Forum che fu pietra miliare del movimento altermondialista, per i temi che vennero svolti e per la repressione che, oltre a lasciare segni indelebili sui corpi, ebbe l’effetto di cancellare dalle strategie mediatiche la profondità dei ragionamenti e delle campagne internazionali che si sarebbero rivelate, nello svolgersi degli anni, profetiche. Progetto Comunicazione , in collaborazione con Comitato Piazza Carlo Giuliani e Comitato Verità e Giustizia, ha scelto un nome evocativo, per descrivere quanto fu detto e prospettato: Cassandra. Un personaggio mitologico che ben rappresenta uno dei decenni più convulsi – inizio secolo – per i diritti e le dinamiche nazionali e internazionali. Il Social Forum di nove anni fa disegnò a grandi linee l’implosione della finanza globale, le vischiosità e i pericoli sul tema ambientale, la questione dei migranti, le innumerevoli storie di discrimazione verso gli emarginati di un sistema iperliberistico e la mancanza di democrazia a livello globale, i grandi peccati della governance internazionale. Ecco allora apparire in un’aula del Museo l’evocazione della Cassandra, protagonista drammatica, perfetta metafora per raccogliere gli spunti di ciò che è avvenuto e per ripartire da una discussione interrotta a suon di pistole e manganelli, anfibi e spray urticanti, ai confini della gabbia della zona rossa. Fra i partecipanti c’è chi aveva organizzato la complessa trama della miriade di associazioni che animarono il G8 genovese del 2001. Vittorio Agnoletto, uno dei portavoce di allora, fa sintesi delle idee e dei progetti. A partire dall’impianto di Progetto Comunicazione – illustrato da Federico Mininni – che in questi anni ha animato Genova con mostre e iniziative di partecipazione, ideatore del progetto Cassandra. Ora il lavoro che attende le diverse realtà è quello di armonizzare i percorsi. C’è Piazza Carlo Giuliani, il Comitato Verità e Giustizia, l’Arci, e ci sono tante novità nate e cresciute negli ultimi anni o mesi, non ultimi i protagonisti de Lo Sbarco dei diritti, con la nave che ha attraccato solo pochi giorni fa proprio a Genova. Ad Agnoletto il compito di fissare una strada, un percorso che da oggi vedrà un nuovo impulso, con un mese intero di iniziative a partire, indicativamente dal 30 giugno del prossimo anno: i fine settimana saranno i momenti in cui si cercherà di aggregare la maggior parte delle persone che possono raggiungere le piazze genovesi, e nei giorni a cavallo del 20 luglio l’intento è quello di ricreare un Social Forum. Raffaella Bolini, dell’Arci, propone un metodo simile a quello sperimentato a Porto Alegre: grandi momenti di partecipazione al mattino, e, al pomeriggio, appuntamenti quotidiani autogestiti dalle tante realtà, per un lavoro più capillare che possa essere seme di futuro. Le parole chiave, spiega Vittorio Agnoletto, sono ‘niente reducismo‘ e poi ancora ‘tematiche globali come crisi, guerra, immigrati‘. Un progetto che avrà un motore operativo a Genova, ma che nei piani di chi ci sta lavorando potrebbe approdare al prossimo Forum mondiale di Dakar, nel febbraio 2011, per raccogliere adesioni e proposte anche sul versante internazionale. Una sfida ambiziosa, un ritorno al concetto forte di proposta attraverso un metodo che si richiama direttamente ai meccanismi che furono protagonisti dei contenuti di nove anni fa. E proprio come allora, spiega ancora Agnoletto, c’è da recuperare una parte delle tante realtà che si sono perse per strada. Il riferimento diretto è alla miriade delle associazioni del mondo cattolico, presenti ai lavori del 2001.

APPELLO GENOVA 2001 – GENOVA 2011

LA CRISI O LA SPERANZA
Dieci anni fa centinaia di migliaia di persone, giovani e adulti, donne ed uomini, di tutto il mondo si diedero appuntamento a Genova per denunciare i pericoli della globalizzazione neoliberista e per contestare i potenti del G8, intenti a convincere il mondo che trasformare tutto in merce avrebbe prodotto benessere per tutti.
Le persone che manifestavano a Genova erano parte di un grande movimento “per un mondo diverso possibile” diffuso in tutto il pianeta. Era nato a Seattle nel 1999 con una grande alleanza fra sindacati e movimenti sociali, e ancor prima nelle selve del Chiapas messicano. Nel gennaio 2001 si era incontrato nel grande Forum Sociale Mondiale a Porto Alegre in Brasile che aveva riunito la società civile, i movimenti, le organizzazioni democratiche di tutto il mondo.
Quel movimento diceva – e ancora oggi dice – che la religione del mercato senza regole avrebbe portato al mondo più ingiustizie, più sfruttamento, più guerre, più violenza. Che avrebbe distrutto la natura, messo a rischio la possibilità di convivenza e persino la vita nel pianeta. Che non ci sarebbe stata più ricchezza per tutti ma, piuttosto, nuovi muri, fisici e culturali, tra i nord ed i sud del mondo. Non la pacificazione, conseguenza della “fine della storia”, ma lo “scontro di civiltà”.
Avevamo ragione, e i fatti lo hanno ampiamente confermato. Ora lo sanno tutti. Ma dieci anni fa, per aver detto solo la verità, venimmo repressi in maniera brutale e spietata.
La città di Genova fu violentata fisicamente e moralmente. Le regole di una democrazia, che sempre prevede la possibilità del dissenso e della protesta, vennero sospese e calpestate. Un ragazzo fu ucciso. Migliaia vennero percossi, feriti, arrestati, torturati. Eravamo le vittime, ma per anni hanno tentato di farci passare per i colpevoli.
Oggi, le ragioni di allora sono ancora più evidenti. Una minoranza di avidi privilegiati pare aver dichiarato una guerra totale al resto dell’umanità e all’intera madre Terra. Dopo aver creato una crisi mondiale mai vista cercano ancora di approfittarne, rapinando a più non posso le ultime risorse naturali disponibili e distruggendo i diritti e le garanzie sociali messe a protezione del resto dell’umanità in due secoli di lotte.
E’ un progetto distruttivo: ha prodotto la guerra globale permanente, l’attacco totale ai diritti (al lavoro e del lavoro, alla salute, all’istruzione, alla libertà di movimento, alle differenze culturali e di genere nonché alle scelte sessuali), la rapina dei beni comuni, la distruzione dell’ambiente, il cambiamento climatico e il saccheggio dei territori.
Ormai è chiaro a tanti e tante, a molti più di quanti erano a Genova dieci anni fa, che solo cambiando radicalmente direzione si può dare all’umanità una speranza di futuro, impedendo la catastrofe che i poteri dominanti, sia pure in crisi, stanno continuando a preparare.
Proponiamo a tutte/i coloro che da quei giorni non hanno mai smesso di portare avanti le ragioni di allora e a tutte/i coloro che, pur non avendo avuto la possibilità di partecipare a quelle elaborazioni, ogni giorno costruiscono elementi di un mondo diverso con le loro lotte, le loro rivendicazioni, le loro pratiche, di costruire insieme da oggi le condizioni per incontrarsi a Genova nel luglio del 2011, per tessere reti più forti di resistenza, di solidarietà, di costruzione di alternativa alla barbarie e di speranza.
Viviamo in un mondo che continua a non piacerci, un mondo che continua ad avere tutte le caratteristiche che abbiamo fortemente denunciato 10 anni fa, se possibile ancora più accentuate, attraversato da profonde crisi etiche, morali, democratiche che aggravano e rendono più pericolosa la crisi economica e finanziaria. Ma, allo stesso tempo, viviamo anche in un mondo che, a partire dal nuovo protagonismo dei popoli dell’America Latina, esprime un forte sentimento di cambiamento.
Ripensare, recuperare, allargare ed aggiornare lo “spirito di Genova” che ha segnato una generazione può aiutare. Non a guardare indietro, a quella che ormai è storia, ma a guardare avanti, al futuro che abbiamo tutti e tutte la responsabilità di costruire.

LORO LA CRISI. NOI LA SPERANZA
Invitiamo pertanto tutte/i coloro che sono interessate/i a condividere questo percorso ad aderire all’appello: potete inviare una mail (nome, cognome, o denominazione dell’organizzazione, città/Paese, indirizzo mail e, opzionale, numero di telefono) a questo indirizzo